C'era una volta un paese felice, coronato dai monti e ravvivato da una costellazione di laghi che rifletteva nei giorni sereni lo splendore dei cieli. Una trama sottile di ruscelli e torrenti percorreva le sue vallate ombrose dove, qua e là, una manciata di case attorno ad un campanile rivelava la presenza discreta degli abitanti. Il Pizzo di Sale vigila dall'alto su tutta la regione e dalla sommità, incorniciata da un gran baffo di nevi scintillanti, si gode il panorama più affascinante di questa terra. Qui fecero sosta le Stagioni al termine di un lungo viaggio, ed erano così affaticate da non aver più fiato per bisticciare, così si guardarono intorno e la maestosità del luogo le ammaliò al punto che decisero concordi di soggiornarvi in pace e dedicare le proprie cure a questa terra promessa.
Il ricordo di quei giorni, ancor vivo tra la gente delle vallate, ha dato vita alle tradizioni popolari ed alle leggende che descrivono l'atmosfera serena e l'armonia che regnarono grazie alla straordinaria alleanza.
Una di queste leggende descrive il succedersi delle stagioni a partire da quella più prodiga.
«Appena i raggi acerbi, trascorrendo le chiome pigre delle cascate, vi accendono bagliori smeraldini, Ella si desta, scioglie i lacci opachi nei gorghi spumeggianti e scende mollemente a valle nella sua veste vaporosa per contendere ai campi il rosseggiante ornamento dei papaveri e danza infaticabile al canto degli uccelli, tessendo corone di fiori dai colori vivaci. Trascorre così le sue giornate folli senza curarsi delle sorgenti che singhiozzano nell'arsura, mentre l'aria avvampata dissecca a poco a poco ogni vena della terra.
Ma il provvido Autunno che percorre l'orizzonte a cavallo dei venti, accorre per lenire ogni sofferenza recando cumuli gonfi di pioggia e, come d'incanto, nei boschi ristorati spuntano copiosi i funghi mentre i torrenti riprendono lena.
Quando gli alberi, scuotendo le braccia, si spogliano ai venti pungenti che scendono dalle montagne, nelle case si accendono i primi fuochi.
Questo è il segnale atteso da Inverno, che dimora in un segreto recesso circondato dal gelo perenne. Egli esce per posare la barba candida sopra ogni cosa e tutte le creature della terra si fermano, come annichilite.
La vita pare spenta, nei boschi deserti c'è un silenzio di tomba perché il gelo frena persino l'impeto dei torrenti. Solo i più audaci osano violare la coltre bianca che li assedia lasciandovi tracce furtive e persino il fumo dei comignoli sosta impaurito accanto alle case prima di dissolversi nella volta plumbea che l'opprime. Contrariamente a quanto faccia pensare questo comportamento brutale, Inverno è il più sentimentale della famiglia e nutre un affetto profondo per la sorella minore, Primavera.
Nel segreto dell'animo suo essa è presente e viva come brace sotto la cenere e lo intenerisce pian piano. La candida barba, col passare del tempo, si fa sempre più greve scivolando via dai rami più alti ed egli allenta la sua stretta anche in paese dove, lungo le strade, compaiono le prime pozzanghere ed i muri dei vicoli stretti riprendono voce. Ecco che all'improvviso, in un turbinare di spruzzi e di grida gioiose si annuncia la più amata ed attesa tra tutte: Primavera!»
Il secondo capitolo Attila e Pomponio sarà pubblicato domenica 21 gennaio.