Ti ho vista volar via dal nido stamattina…
ora è tardi, so che non farai ritorno.
Ora galleggi in cieli lontani
e già s'appressa la notte ostile senza stelle.
Quando ritorneranno le tue sorelle
le accoglierò con gioia fin che sarà...
Al piede del colle, una scalinata erta di gradini chiari separa dal basso la siepe rigogliosa che si ricongiunge in cima sullo sfondo del cielo. Oltre la rampa occlusa, sul vertice accerchiato dalle pendici montuose, una pieve modesta protende le mura grigie agli abissi sereni. A lato il cammino sale ancora di poco per accostare la dimora di quelli che la nostra memoria trattiene alla terra. Sulla soglia, un cancello socchiuso ed una catena sciolta che ne abbraccia i battenti. Il visitatore che indugia ad osservare lo spazio raccolto, dove l'aria riposa tra i marmi e le siepi fiorite, scopre qualcuno rallegrare la quiete del tardo pomeriggio: i passeri che scendono all'improvviso per una visita fugace e le farfalle che si aggirano tra i fiori. Si racconta che al calar della sera voci e sussurri segreti corrano tra le siepi, lungo i viottoli ghiaiosi, e che s'intenda l'eco di una preghiera là vicino al muro, dove riposa don Franco, ch'era venuto da terre lontane per fare il pastore e mai trovò il tempo per rivedere il paese natio, prima di fermarsi costì. Altrove s'accendono dispute improvvise e voci concitate echeggiano tra le volte della cappella dove dimorano cinque sorelle che furono in vita centenarie ed ora, convinta ciascuna che l'ultima stagione della propria vita si protragga ancora, sono in perenne disaccordo. "La notte scorsa qualcuno suonava sotto le stelle, quel suono era tenero come una carezza" ha raccontato il vecchio custode che di rado arriva fin qui, ma c'è chi non crede a queste voci e tira dritto per la sua strada. Ora manca poco al tramonto, cumuli di candide nubi si contendono il cielo e là sui margini dove i vapori assottigliati si congiungono e si separano secondo il mutevole gioco dei venti, volontà imponderabili sembrano comporre e disfare alacremente immagini arcane. In alto, un volto corrusco dalle occhiaie vuote grida al vento parole ineffabili, ad oriente un drago immenso si dibatte sferzando il cielo con la coda crestata mentre un musetto di gatto occhieggia curioso da un intrico di pizzi trasmutando in altre forme effimere che si plasmano nell'aria senza posa. Qualcuno si muove nel bosco, la sagoma di un uomo si profila tra gli alberi, di un uomo robusto che percorre con passo sicuro gli ultimi tornanti del sentiero che scende alla radura. Reca al braccio un canestro da funghi e si avvicina scrutando il terreno d'intorno. Giunto nei pressi si ferma, solleva lo sguardo: vede le ombre allungarsi ed intrecciarsi nei meandri del bosco mentre la luce si ritrae lassù intorno alle nubi, arrossandole dolcemente. Ad un tratto tende l'orecchio, ha avvertito un suono nell'aria, un ronzio soffocato che s'interrompe un istante per riprendere corpo più da vicino. Ecco, lo sente distintamente volteggiare tra i rami, minaccioso….dal pelago remoto della sua coscienza risale un brivido che gli imperla la fronte. Sente di essere in pericolo e muove a fatica un primo passo, un altro passo e via! fugge attraverso il prato roteando le braccia per difesa mentre i funghi, sbalzati dalla folle corsa, si rotolano nell'erba. Si ferma distante, al sicuro, e ansimante si volge a mirare quel luogo intrigante, poi con un moto di stizza riprende il cammino a passo spedito verso il paese che lo aspetta laggiù, raccolto attorno al campanile.